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cuisine design Kalia

ANNI '70-'80 IL METODO DESIGN

SNAIDERO PONE IL PROGETTO COME FULCRO DELLA SUA IDENTITÀ AZIENDALE E DI PRODOTTO

A fine anni '60 il visionario fondatore avverte l’urgenza di un'evoluzione della filosofia produttiva dell’Azienda. Bisogna consolidare e rifondare il rapporto di confronto con le grandi firme italiane del design industriale che stanno stupendo il Mondo, creando la tendenza del "Made in Italy". E le cui innovative ricerche teoriche e le relative ricadute pratiche nella produzione devono ora diventare di più largo consumo. E non più appannaggio di una cerchia ristretta di costruttori rivolti ad una committenza elitaria. È infatti il momento di sperimentare la validità di quelle conquiste teoriche e pratiche nei confronti di un pubblico più vasto e dalle esigenze ormai evolute, di modernità espressiva e funzionale.

Nello stesso periodo, siamo nel 1973, Rino Snaidero decide di ampliare il proprio stabilimento di Majano. Una volta ultimato, nel 1978, esso raggiungerà la dimensione di centomila metri quadrati coperti, dove troveranno posto tutti i diversi reparti produttivi, i magazzini, la mensa ed i servizi sociali. Vi lavora all'interno un vero e proprio "popolo" composto da mille e trecento persone. Inoltre l'Azienda, che è in piena espansione, apre anche tre nuove filiali commerciali: a Parigi, a Londra ed a Zurigo.

Ma chi ha progettato il nuovo ed avveniristico stabilimento di Majano? Nel 1975, quello che nel frattempo è diventato il Cavaliere del Lavoro Rino Snaidero affida al grande Angelo Mangiarotti - professore all’"Institute of Technology" a Chicago e rinomato architetto a Milano - la progettazione della nuova sede aziendale. Tra l'intraprendente imprenditore ed il celebre e visionario architetto nasce immediatamente un proficuo rapporto di stima professionale e di reciproca simpatia. Negli anni '70 l'architetto stava lavorando a una serie di vasi di vetro soffiato a forma di fungo: una soluzione di design che viene adottata a livello costruttivo anche per il progetto della nuova ed imponente sede della Snaidero. L'ardita sfida progettuale che Mangiarotti si propone viene risolta compiendo l’innovativa scelta di realizzare la facciata in fibra di vetro, appesa ad una struttura di cemento armato e sostenuta da quattro colonne. Il risultato è un magnifico edificio dai materiali e dal sostegno estremamente raffinati, caratterizzato dalle finestre ellittiche leggermente sporgenti e che si arrotondano nelle curvature degli angoli.

Ma mentre il cantiere è nel suo pieno sviluppo accade l’impensabile. L'intero Friuli e così anche Majano (che è a soli cinque chilometri dall’epicentro) è sconvolto dalla terribile scossa di terremoto del 6 maggio del 1976. Rino è in Canada. Torna immediatamente indietro, dalla sua famiglia, dai suoi operai e dai suoi stabilimenti. Questi ultimi li ritrova distrutti. Il sisma ha mietuto vittime e devastato case ed imprese. Ma Rino non si perde d'animo e, come posto di fronte ad un nuovo e drammatico dopoguerra, sprona tutti quanti al coraggio ed alla ricostruzione: "Guai a rassegnarsi, le difficoltà vanno affrontate con grinta... ". E, lucidamente, aggiunge: "Quando capitano i grandi disastri è necessario avere un luogo per dormire, ma è indispensabile ricostruire subito le strutture di lavoro e infine le case. Se non si può lavorare. servono a poco anche le case".

E dalle parole, passa subito ai fatti più concreti. Fa immediatamente spostare i macchinari superstiti nello stabilimento di Portogruaro e da lì, dopo appena dieci giorni dal terribile sisma, riprende la piena produzione. Le commesse sono salve e lo è, soprattutto, il futuro dei suoi operai. Subito dopo convoca anche l'architetto Angelo Mangiarotti, affinché questi riprenda senza indugio i lavori all’interno di quel cantiere ora così crudamente colpito. E così, già nel 1977, viene da questi completata la realizzazione del nuovo complesso, che ora adotta soluzioni costruttive d’avanguardia anche rispetto alle necessità antisismiche.

Ma Rino Snaidero non vuole perdere l’occasione di quell'incontro con Angelo Mangiarotti anche sotto un’altro punto di vista. A lui, infatti, affida il compito di disegnare anche una cucina, che prenderà il nome di "Cruscotto" e che è l’espressione pura di una profonda ricerca in termini di materiali e di un’altrettanto avanzato studio di ergonomia. Ed è subito centro, con il prototipo della neonata cucina immediatamente accolto ed esposto al MoMa di New York.

Nei successivi anni '80, il protagonista della progettazione d’autore in casa Snaidero è l'architetto Giovanni Offredi, per gusto e sensibilità tra i migliori progettisti di allora e di oggi. Dalla sua matita escono così nel corso di quegli anni molti progetti di raffinata bellezza che costituiscono altrettanti successi - come si dice - di pubblico e di critica. Nascono così le nuove splendide cucine "Krios", "Kalia", "Pragma", "Elementi" e "Contralto", tutte a vario titolo altamente innovative e tecnologiche.

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