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09 Febbraio 2015
punto venta Kook Design Studio

VIENI, TI RACCONTO IL DESIGN

Sul punto vendita la narrazione della qualità di un arredo, in particolare di fascia alta,comincia ancora con il linguaggio verbale. Comunicando il legame tra estetica e emozione.

Nella nostra tradizione culturale l’ambito dell’estetica è stato generalmente fatto coincidere con quello artistico. Da qualche decennio l’arte ha smesso di essere il principale centro generatore della bellezza. Si assiste infatti alla moltiplicazione delle fonti di esperienza estetica (intesa come aisthesis, cioè sensibilità in senso lato, forma di conoscenza della realtà che passa attraverso i sensi) soprattutto grazie alla progressiva crescita d’importanza sociale interpretata dal design degli oggetti industriali. Oggi viviamo  decisamente immersi  tra cose: sia "seriali" cioè sostituibili,  sia di alta qualità che non perdono l’aura di unicità e memoria anche quando vengono costruite in numero rilevante. Tra queste e l’arte corre una linea di disgiunzione talvolta sfuocata. La questione, da cui qui si prescinde, non è semplicemente sfiziosa ne é recente se si pensa  a come già nel Rinascimento venne rivendicata, da parte di alcune categorie di artisti-artigiani prestigiosi, la nobiltà intellettuale del loro lavoro; la pretesa sfociò nel 1563 nella fondazione dell’Accademia delle Arti e del Disegno, voluta da Cosimo de' Medici su suggerimento di Giorgio Vasari. C’è da capire invece se quegli oggetti che incorporano bellezza e  tendono per questo a rivolgersi all’inconscio del consumatore, cioè all’interno verso un mood, uno stato d’animo innalzato, debbano essere presentati con modalità consuete o, per converso, prestarsi ad argomentazioni più raffinate. Le cose parlano se le facciamo parlare. Sono come le persone, gli abiti, i palazzi, le città. Le cose riflettono idee, profezie, sentimenti che noi riponiamo. C’è spessore "sentimentale" negli oggetti come se fossero compagni di strada accanto a noi, non solo adusi a scopi funzionali,  ma metafora degli affetti, dei ricordi, delle speranze, del nostro modo di stare tra essi. Viviamo in un mondo che diventa nostro grazie agli oggetti. Scattano identificazioni personali e collettive. Che cosa ha rappresentato la  Cinquecento negli anni Sessanta? Come spieghiamo l’immortalità dei prodotti di culto? Questi prodotti, messi al loro posto, nelle case, tra le mani, sugli scaffali, ci dicono della vita e del significato, della vastità del tempo, del sapere e della memoria.  Sono invece anonimi, privi di quell’interiorità che li lega all’invisibile, del tutto de-personificati, quando sono solo utensili  fatti per durare e servire, entità destinate alla banalizzazione, alla sostituzione, all’oblio.

punto de venta Kook Design Studio​ cocina Code en el punto venta Kook Design Studio

Dato un  setting di vendita in un centro di arredamento di qualità, il compito del propositore è esaltare la bellezza che lo circonda appoggiandosi non solo alla potenza di seduzione dei prodotti o alla mitografia dei brand messa in scena negli accattivanti contesti espositivi, ma anche  accedendo al potenziale d’immaginazione, ricordo e desiderio del cliente. Va resa perciò "empatica" la proposta integrando i prevedibili codici della vendita  con un linguaggio immaginativo, metaforico, affine a prodotti di alto artigianato e design. Le storie, infatti, come si diceva, hanno il grande potere di coinvolgerci. Si pensi a un film di genere a noi congeniale. Da spettatori  siamo portati lungo un’onda narrativa che finisce per sollecitare processi identificativi. Tuttavia, affinché un racconto (di un brand, di una soluzione compositiva, di un dettaglio estetico... di un intero arredamento) si differenzi da altre narrazioni deve traboccare di personalità, saper incuriosire, motivare e connettersi emotivamente con chi ascolta, destando sensazioni forti come felicità, sorpresa, meraviglia. Ciò avviene mediante l’impiego di tecniche, le stesse di cui ci si avvale nelle micro storie degli spot pubblicitari o nella poesia, o nella forma narrativa, o nella fotografia degli ambienti domestici in cui ammirare tranche de vie e cultura dell’abitare. La nostra casa è un contenitore di "pezzi di vita", a ben vedere. Facciamo qualche esempio. 

  • Mescolare rigore ed eleganza in un ambiente comporta che la precisione sia a servizio dell’armonia e dunque della serenità di chi ci abita, quando dialoga,  medita,  richiama alla mente il tempo trascorso, progetta, sogna.
  • Il sistema articolato di sedute nella zona giorno è non solo la congerie di manufatti da descrivere tecnologicamente, ma l’insieme di panche dove accomodarsi senza problemi per bere qualcosa, appoggiare un caffè, uno spuntino senza timore di macchiare; piani d’appoggio a giusta altezza per i bambini che giocano, leggono, colorano.
  • Una cucina disegnata con particolare forma bombata rende morbido l’ambiente, senza spigoli, adatta per servire la persona nei suoi gesti quotidiani ed entrare confidenzialmente nel cuore della casa come un’anima amica.
  • Le curve di un oggetto possono prendere la piega di un "respiro" per "lambire morbidamente parti di spazio", "inarcare la prevedibilità di un piano".
  • Le linee "dirigono lo sguardo correndo su un filo di essenzialità".
  • Un divano "ci accoglie dentro un abbraccio contenitivo".
  • La libreria "struttura su una parete un proposito di cultura e bellezza".
  • Forme lievi e volumi leggeri di una camera da letto danno un senso di sospensione e distensione, per cui la vita procede senza attrito.

 

cocina Ola 20 en el punto venta Kook Design Studio cocina Board en el punto venta Kook Design Studio​​

Adornare così i discorsi di vendita potrà apparire eccessivo, per troppa enfasi, soprattutto agli amanti della concretezza e sobrietà. In realtà il linguaggio immaginativo non costituisce  un cedimento a sofisticazioni di tipo retorico. Consente semmai di parlare al cuore, a quella parte del cervello (emisfero destro) creativa, libera, passionale, desiderante, sensuale, intuitiva, poetica. Consente altresì, attraverso la metafora, la metonimia e altre figure, taluni passaggi di colore a corredo di una tessitura quasi favolistica del parlare. Perché è piacevole sognare attraverso la storia di un prodotto, o dell’azienda o dell’artigiano che lo hanno realizzato, o degli ideatori-progettisti, artisti e designer. Perché  ci sentiamo vivi  e vibranti di aspettazione  se un guizzo di luce anima quel oggetto che sarà nostro. Si prefigura così, per immagini narrate, la scena estetico-affettiva dei luoghi domestici dei quali affascinarsi “a priori”.  La bellezza lo esige, la quale rifugge da volgarità e approssimazioni.

 

Fabio Turchini
Laureato in Filosofia, specializzato in discipline a indirizzo psicologico, pratica la propria prevalente attività professionale come scrittore, drammaturgo,  formatore, consulente di management e sviluppo organizzativo. E’ docente, presso il Politecnico di Milano, nel Master universitario "Interior design Retail Management."
Per Il Sole 24 Ore, nel 2003, pubblica “Gestione per processi e knowledge management” e nel 2011 per Mondadori Electa "Il rovescio della rosa, vicende d’amore e pieghe dell’anima".
Dal 1998 presiede Eupragma srl, società udinese di consulenza di Change and Learning Management.

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