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16 Marzo 2012

ITALIAN LIFESTYLE CONQUISTA I MERCATI

Il design italiano è amato per il suo carattere unico e la qualità dal consumatore straniero e, secondo Edi Snaidero, per la creatività e l’originalità dei prodotti

All’estero come in Italia la forza del marchio Snaidero è la sua storia: da oltre 65 anni l’azienda è presente sul mercato italiano e da oltre 40 esporta le sue cucine in tutto il mondo, puntando a un posizionamento che gioca sul valore di un design raffinato rigorosamente made in Italy.
«Ritengo – evidenzia Edi Snaidero, presidente e amministratore delegato dell’omonimo Gruppo – che, nonostante la congiuntura internazionale attualmente debole, in un orizzonte di medio periodo le imprese del made in italy possono ancora contare su un “fortissimo” percepito dell’Italia a livello internazionale e quindi su una forte predilezione per l’interior design italiano da parte di larghe fasce di nuovi consumatori nel segmento medio-alto».

Su quali mercati punterete la vostra attenzione?
«In Cina, Brasile e India abbiamo iniziato una politica d’investimento e sviluppo già da qualche anno e qui ci focalizzeremo nel medio periodo: si tratta di mercati lontani geograficamente e culturalmente, più difficili da intercettare, ma enormi. Se li esaminiamo dal punto di vista del ritmo di crescita, la situazione sarà particolarmente interessante: i prodotti e i brand italiani avranno più facilità a trovare nuovi consumatori nei paesi emergenti che a conservare i clienti nei paesi avanzati. La percezione di gusto e di eccellenza che l’Italia è riuscita a produrre, pur se importante, continuerà a tradursi in successo solo nei casi in cui sarà accompagnata dall’organizzazione e dalla sistematicità dell’offerta. Una conferma importante a tal proposito ci è arrivata recentemente dal Canada, dove la nostra divisione Usa ha ufficializzato l’aggiudicazione della più grande commessa di sempre attraverso un progetto a Vancouver che verrà realizzato con la cucina Orange per un valore complessivo di 25 milioni di dollari».

Snaidero è ambasciatore dell’italian lifestyle sulla scena internazionale. Cosa rende riconoscibili i vostri prodotti nel mondo?
«L’Italia è ancora oggi il Paese in cui le cose vengono prodotte nel modo migliore per il semplice gusto di farle bene, secondo il classico approccio artigianale. Tutto questo ha di per sé un potenziale enorme per generare quell’effetto “volano” verso i nuovi mercati che, in qualche modo, riescono a incarnare questo immaginario di stile, qualità della vita, creatività, eleganza, gusto. Sono tutti valori che cerchiamo di rappresentare al meglio con le nostre cucine, affidandole a progettisti e designer capaci di curarle in ogni dettaglio, estetico e progettuale, comunicandole con tutti i contenuti di stile, ricerca tecnologica e funzionale che rendono il nostro prodotto bello nella forma e ricco nella sostanza. Non da ultimo si assapora, anche solo per un tempo breve, il concetto di lifestyle di cui il marchio è ambasciatore nel mondo. In sostanza cerchiamo di proporre attraverso le nostre cucine un concetto di lifestyle e non solo prodotto, offrendo ai nostri clienti in tutto il mondo un’esperienza di acquisto e un servizio “totale”».

Ha dichiarato di aver sempre ammirato in suo padre, Rino Snaidero, la costante proiezione verso il futuro nella ricerca di prodotto, di tecnologie e servizi per le persone. Come prosegue oggi la sua attività nel segno dell’innovazione?
«Come allora anche oggi l’innovazione rappresenta l’ingrediente fondamentale per affrontare e non subire i cambiamenti epocali che stanno toccando ogni aspetto della società in cui viviamo. Innovare oggi spesso coincide con il mettere in discussione tutto: prodotto, organizzazione, industriale e distributiva, comunicazione. Il Gruppo che rappresento ha focalizzato i propri sforzi nel ripensamento radicale della propria struttura di prodotto in chiave progettuale e industriale, orientandosi a quella che secondo noi è la tendenza chiave del mercato: privilegiare prodotti belli, fatti bene, altamente personalizzabili ed accessibili. Quattro caratteristiche che tradotte in termini aziendali hanno significato per noi processi di riorganizzazione interna importanti con ricadute ad ogni livello. Il risultato è stato una piattaforma prodotti accomunati dal fatto di essere soluzioni straordinariamente flessibili e con uno standard di qualità a cui non abbiamo fatto nessuno sconto. Combinare eccellenza e qualità con una maggiore accessibilità economica è stata la nostra vera sfida».

Come stanno cambiando i gusti degli italiani?
«Notiamo la tendenza nelle persone a semplificare la loro vita e di conseguenza le loro scelte, ma badando comunque a non perderne in senso e sostanza. Rispetto all’estetica per esempio s’insegue e si cerca una bellezza negli oggetti che lavori per sottrazione, eliminando tutto ciò che viene percepito come superfluo. Anche rispetto alla funzione, si cercano soluzioni in grado di trasformare la complessità tecnologica in semplicità fruitiva, senza però banalizzare. In generale il gusto, la sensibilità, la qualità, il benessere anche rispetto alla dimensione domestica verranno ripensati e ridefiniti nei prossimi anni sulla base di questi nuovi valori, che si traducono in semplicità estetica, richiesta di comfort, qualità del tempo e degli spazi, sostenibilità e accessibilità».

Come vede dunque cucina del futuro?
«Credo che la cucina del futuro riassumerà in sé tre concetti chiave: design, qualità tangibile, e rapporto qualità-prezzo corretto e percepibile. Una sfida complessa, perché giocata su molti fronti, non meramente industriali o progettuali: su questi presupposti abbiamo lavorato negli ultimi anni, e soprattutto in questi ultimi tempi di crisi, privilegiando i valori che sono sempre stati alla base del dna del marchio Snaidero: qualità, durata, bellezza e sostenibilità, ambientale ed etica».

La cucina Ola20 ha riscosso un grande successo in Francia. È stata infatti la cucina più votata alla Fiera di Lione. Cosa ha rappresentato questo successo?
«La cucina Ola20 è stata una bellissima esperienza progettuale, di comunicazione e commerciale. Prodotta ininterrottamente dal 1990, ha sancito l’inizio della nostra collaborazione con il Gruppo Pininfarina. Già all’epoca nasceva dall’idea di uscire da un impatto visivo dell’ambiente domestico ormai divenuto standardizzato e ricercare nuove strade progettuali, puntando a risolvere nella forma più nuova le funzioni fondamentali della cucina. A vent’anni di distanza abbiamo voluto riportare il progetto ai nostri tempi. Ola20 riprende lo spirito ottimista e futurista di Ola, portandolo con naturalezza nel contesto contemporaneo. Il premio di Lione prima e il recentissimo Design Award del Museo di Chicago, peraltro già aggiudicato alla prima versione della Ola nel 1996, ci rendono particolarmente orgogliosi e rappresentano un forte incoraggiamento per il marchio che rappresento a continuare a investire nella ricerca, nell’innovazione e nel design».

Qual è l’aspetto che secondo lei è stato più apprezzato di questa cucina?
«L’innovazione è tangibile d’impatto, sia negli aspetti formali che in quelli funzionali. Un design che non segue le tendenze, ma le anticipa. Complesso ma allo stesso tempo essenziale, senza fronzoli. Curato tecnicamente in ogni minimo dettaglio: parlo del disegno e delle ricadute industriali per realizzarlo ma anche della verniciatura micalizzata, un’esclusiva nel settore delle cucine, una tecnologia di derivazione industriale che utilizzando speciali miche ha permesso di ottenere nelle superfici dei riflessi estremamente sofisticati e brillanti».

46% EXPORT Quota esportazioni nel 2011
1,5% RICERCA Percentuale investimento ricerca sul fatturato

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