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06 Luglio 2012

DALLA SEDE SNAIDERO A DUE INNOVATIVE CUCINE. LA LUNGA COLLABORAZIONE TRA SNAIDERO E MANGIAROTTI.

Negli scorsi giorni ci ha lasciati Angelo Mangiarotti: noi lo ricordiamo con la sua opera che ogni giorno viviamo: la nostra sede a Majano e con le due cucine da lui progettate.

PALAZZO SEDE SNAIDERO RINO SPA
Nel 1975 Rino Snaidero affida ad Angelo Mangiarotti il progetto del complesso uffici. È una scelta ragionata, come sempre, quella dell’imprenditore friulano. Professore all’Institute ofTechnology a Chicago, negli anni 1953-54, l’architetto partecipa al concorso per il ioop della città. Conosce Frank Lloyd Wright, Walter Gropius, Mies van der Rohe, Konrad Wachsmann. Al suo rientro dagli Stati Uniti apre uno studio a Milano con B. Morassutti, con il quale collabora fino al 1960. Dedica gran parte della sua attività allo studio dei problemi delle prefabbricazioni, è uno degli esponenti più stimati del bel design milanese. Affianca all’attività professionale la didattica, soprattutto all’estero, dove presenta il suo lavoro con conferenze e mostre. Nel 1963-64 è titolare di un corso all’Istituto Superiore di Disegno Industriale di Venezia, istruisce seminari con mostre personali all Università djVienna nel 1965, all’Università di Zveva Arktektov Slovenije di Lubiana, all’Università di Zurigo e di Delftsch Bouwkunding Students Gezelschap di Delft nel 1966, è professore all’Ecole Politecnique Federal di Losanna e al South Australian Institute of Technology di Adelaide proprio nell’anno in cui riceve l’incarico da Snaidero. Tra il coraggioso imprenditore e il celebre architetto milanese sorge immediato un rapporto di stima e simpatia reciproco. Mangiarotti concepisce una struttura “Leggibile nei quattro piloni a sezione circolare di cemento armato portanti, la copertura a travi incrociate; da queste scendono i tiranti a cui sono appesi i solai per una luce di cinque metri sui lati lunghi e di sette metri sugli altri. Il grande vuoto centrale gode di un’articolazione spaziale particolarmente brillante ma va letto come conseguenza del processo costruttivo adottato. I pannelli di facciata non sono naturalmente portanti, e per il materiale e per il trattamento di foratura rievocano l’impressione di un grosso tendaggio appeso”. Così descrive l’esterno e l’interno del grande fungo, Enrico D. Bona nella sua monografia Angelo Mangiarotti. Il progetto si fa quindi cantiere, nell’entusiasmo di entrambi i protagonisti: committente ed autore.

CUCINA CRUSCOTTO, MANGIAROTTI DESIGN, 1997
Ma, Rino Snaidero non vuole perdere l’occasione di quell’incontro con Angelo Mangiarotti. L’architetto disegna Cruscotto, e il prototipo viene subito accolto al Moma di New York. "L’idea di base, molto semplice, risolveva la disposizione ergonomica delle funzioni operative. Gli elettrodomestici venivano così a concentrarsi in una fascia di immediato consulto che ha dato il nome all’intero sistema di mobili. Proprio perché, la concentrazione della zona operativa, permetteva alle altre di dichiarare meglio le loro differenti identità.
La composizione della Cruscotto esprime due soluzioni ben distinte e integrate: l’una del laboratorio culinario, l’altra della dispensa e del luogo abitabile. E tutto ciò è ancora più evidente in quella fascia funzionale, una c metallica, assenti le maniglie nelle antine dei mobili contenitori".
 

SISTEMA CUCINE STATUS
La collezione Status è pensata e progettata con la consulenza dell'architetto Angelo Mangiarotti.
Il sistema di verniciatura del legno è all'avanguardia e consente il raggiungimento di un ottimo rapporto tra qualità estetiche e funzionali del prodotto. Le vernici, trasparenti o pigmentate, sono a base di resine poliesteri insature oppure acriliche, decisamente all’avanguardia per quei tempi.

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